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    MEDITAZIONE SUL BAMBINO INTERIORE

    5 anni ago · · 0 comments

    MEDITAZIONE SUL BAMBINO INTERIORE

    Lavorare con il bambino interiore significa affrontare le problematiche irrisolte che sono in relazione con la nostra infanzia e di conseguenza anche con i problemi legati alla figura paterna e materna.

    La moderna psicologia transpersonale sostiene che risolvere completamente tutti i conflitti con i nostri genitori ci porterebbe alla realizzazione completa come esseri spirituali ed è perciò un approccio riconosciuto ed utilizzato ampliamente nella panoramica dei trattamenti, addirittura in alcuni casi può rappresentare un punto di partenza nel lavoro con un nuovo cliente.

    In particolare, quando si pratica il trattamento con le calciti, che ricordo essere collegate con il tema della spontaneità, è possibile indirizzare il cliente a lavorare proprio col bambino interiore.

    La meditazione con le calciti smuove un’energia molto potente e prevede il posizionamento delle stesse su tutti gli 8 chakra a seconda del colore differente richiesto del vortice di energia corrispondente.

    Esistono calciti di tutti i colori tranne quella viola, molto rara, in quel caso consiglio di utilizzare un’ametista sul terzo occhio, o un cristallo con caratteristiche similari.

    Per quanto riguarda il chakra della corona è possibile posizionare una calcite bianca anche se è preferibile utilizzare lo spato d’Islanda, un tipo di calcite trasparente, come anche per i due chakra all’interno delle mani. Per potenziare l’effetto delle calciti è sempre possibile affiancare un quarzo ialino per ogni chakra, anche se va detto che per un primo trattamento è sconsigliabile accostare dei quarzi, a meno che il cliente sia in difficoltà a lasciarsi andare e faccia fatica a visualizzare o sentire.

    Il richiamo al “Bambino Interiore” è un esercizio nel quale si è consapevoli di lavorare su qualcosa di immaginario: è una rappresentazione interna ed inconscia che ci riporta all’infanzia, che ci ricollega alla spensieratezza, alla giocosità ed alle figure protettive dei nostri genitori.

    Per lavorare con il bambino Interiore viene chiesto al cliente di visualizzare un bambino; una volta entrato nella visualizzazione, lo si interroga su questa figura, gli si chiede di interagire con essa, scambiandosi anche abbracci ed emozioni, utilizzando il potere della visualizzazione attiva.

    L’obiettivo di questo lavoro è che il cliente, attraverso la rappresentazione di sé stesso come bambino riesca ad entrare in contatto con le proprie emozioni legate alle problematiche vissute nell’infanzia, in modo da riviverle e trasformarle anche grazie alla sua nuova condizione matura di adulto indipendente, facilitato dalle qualità e dall’esperienza del counselor transpersonale.

    MEDITAZIONE “NUTRI I TUOI DEMONI”

    5 anni ago · · 0 comments

    MEDITAZIONE “NUTRI I TUOI DEMONI”

    Lama Tsultrim Allione è un’esperta praticante buddhista, nonché una scrittrice famosa, che risiede attualmente negli Stati Uniti d’America dove gestisce l’importante centro buddhista di nome Tara Mandala.

    Nel libro “Nutri i tuoi demoni” ci insegna una tecnica di counseling che ha origine da una singolare pratica buddhista denominata “Chöd”, che in tibetano significa “recidere”, ovvero quello che nella meditazione ci si prefigge di tagliare è in realtà l’attaccamento al nostro ego.

    I demoni, chiamati anche “maras” in sanscrito, non vengono identificati come degli spiriti assetati di sangue pronti ad assalirci nell’oscurità della notte, piuttosto sono considerati come delle insidie emotive o delle tendenze oscuranti presenti all’interno della nostra stessa mente.

    Si tratta infatti di forme di energia che sperimentiamo ogni giorno come per esempio la paura, le malattie, la depressione, l’ansia, i traumi, le difficoltà relazionali, o la dipendenza.

    Nella pratica di “Nutri i tuoi demoni” Tsultrim Allione ci illustra come questi nostri demoni possono venire nutriti, invece che combattuti, contraddicendo l’approccio convenzionale di scontrarci contro qualsiasi cosa ci crei fastidio o avversione. Scopriamo quindi la possibilità di poterli integrare e trasformare efficacemente nella nostra mente, senza dover disperdere tutta quell’energia che i nostri conflitti interni ci causano ogni giorno.

    Il metodo di dare forma a queste forze interiori che drenano la nostra energia creandoci numerosi blocchi e di nutrirle, piuttosto che lottare contro di esse, è stato inventato originariamente nell’undicesimo secolo da una maestra buddhista realizzata di nome Machig Labdrön (1055-1145).

    Questa pratica spirituale, chiamata successivamente chöd ha generato nei secoli successivi risultati sorprendenti, tali da divenire estremamente popolare in tutto il Tibet e nelle regioni limitrofe.

    La strategia rivoluzionaria di Machig per risolvere i conflitti si è dimostrata vincente, poichè conduce ogni persona verso la propria pace interiore, mediante l’integrazione psicologica dei propri “demoni” trasformandoli in “alleati”.

    Il metodo sviluppato da Tsultrim Allione non è altro che una versione semplificata basata sui principi del chöd ed adattata ad una visione archetipica occidentale.

    I CHACKRA E LA LORO FUNZIONE

    5 anni ago · · Commenti disabilitati su I CHACKRA E LA LORO FUNZIONE

    I CHACKRA E LA LORO FUNZIONE

    Per le tradizioni orientali il corpo umano è composto da molteplici livelli di energia sia fisici che “sottili”.

    Nei testi sacri buddhisti ricorre il concetto per cui ogni essere non è solamente una creatura dotata di un corpo fisico che utilizza per correre, per camminare, per mangiare e in generale per vivere.

    L’esistenza umana di conseguenza non si esaurisce in questa evidente fisicità, al contrario possiede anche un corpo sottile chiamato “corpo di vajra” (vajrakõya), regolato da flussi di energia sottile distribuiti lungo dei canali soprannominati “nadi”, al cui interno vi sono centri energetici denominati “chakra”.

    L’energia che si accumula nei chakra ci consente di avere un’attività intellettuale, emotiva e spirituale: ogni chakra ha una propria sfera d’influenza, che si estende equamente sulla struttura fisica e sulla condizione mentale e psicologica.

    La parola “chakra” ha origine da un termine sanscrito che significa ruota o vortice di energia, la cui traduzione delinea una rappresentazione chiara ed efficace di questi punti: l’immagine del vortice (pensiamo ad un mulinello attivo in un corso d’acqua) esprime in modo perfetto il carattere dinamico dei chakra, che compiono un movimento ininterrotto.

    Questi centri energetici sono in diretta connessione con determinate ghiandole del nostro sistema endocrino, quindi risultano coinvolti nella regolazione di importanti processi vitali del corpo: quando sono bloccati tutto il sistema energetico è ostacolato e il corpo umano ne risente anche a livello psicofisico.

    Fin dall’antichità ad ogni chakra viene attribuito un preciso colore dello spettro cromatico: i colori associati ad ogni centro sono molto importanti, poiché ognuno di questi possiede una propria frequenza vibrazionale e di conseguenza è in grado di sviluppare un’energia differente ed unica nel suo genere.

    È essenziale dunque, quando si lavora per sbloccare un chakra, visualizzare mentalmente il colore associato a quel determinato centro energetico.

    Per riequilibrare i chakra esistono molteplici tecniche basate sulla meditazione, sui cristalli, su esercizi e movimenti fisici, sul massaggio, sui colori e sugli aromi: tra quelle elencate la meditazione è senza dubbio la pratica più efficace.

    Una volta riequilibrati, i chakra rilasciano energia che si trasforma in potere creativo, in piacere sessuale e in potenziamento delle proprie doti naturali.

    FOCUSING

    5 anni ago · · Commenti disabilitati su FOCUSING

    FOCUSING

    Il focusing è una tecnica che utilizzo spesso in diverse meditazioni e nella maggior parte dei trattamenti con i cristalli, seppur in maniera più semplificata.

    Questo metodo rientra nell’ambito dell’approccio centrato sulla persona, quindi nella terza forza della psicologia ed è stato in grado di influenzare moltissimo l’approccio transpersonale che si inserisce all’interno della psicologia e del counseling nelle pratiche contemplative e di meditazione.

    Il focusing è stato ideato da Eugene T. Gendlin, allievo e per anni collaboratore di Carl Rogers.

    Negli anni sessanta Gendlin sviluppò una lunga e meticolosa ricerca chiedendosi il motivo per il quale alcune persone traggono beneficio dalla psicoterapia ed altre no.

    Analizzando con metodo scientifico un numero davvero elevato di casi, trattati secondo i più diversi orientamenti, Gendlin confermò la visione centrale di Rogers secondo cui “il rilassamento delle regole direttive” era fondamentale (infatti si parla di intervento non direttivo, o parzialmente non direttivo).

    Il terapeuta non dirige il processo, aggiungendo però che ciò è importante al fine di consentire al cliente di ristabilire la relazione con il proprio processo di esperienza.

    Quindi i criteri fondamentali che diventarono poi la base del counseling quali l’empatia, la congruenza e l’ascolto incondizionato, sostiene Gendlin, non sono la causa principale della crescita del cliente, tuttavia i loro opposti ovvero l’incomprensione, l’incongruenza e la non accettazione ne ostacolano di sicuro l’esito.

    Da questa prospettiva il lavoro del counselor ha insito l’obiettivo di evitare di bloccare il cliente, con lo scopo di riuscire ad accompagnarlo ad entrare in contatto con la propria complessità esperienziale.

    Per Gendlin una psicoterapia o un counseling sono efficaci quando il processo che era bloccato riprende a fluire. Qui c’è la sostanziale differenza tra l’intervento direttivo e non direttivo transpersonale di counseling: quest’ultimo non agisce nulla, piuttosto rimuove i blocchi che impediscono il ricominciare a fluire dell’azione spontanea e naturale.

    Possiamo restare bloccati e non essere consapevoli di cosa sentiamo proprio adesso e invece di rispondere alla situazione in tutta la sua complessità, rispondiamo in un modo legato alla struttura.

    ad es. una persona può reagire al comportamento del proprio capo allo stesso modo in cui reagirebbe a chiunque percepito come autorità, in questa maniera fa esperienza del suo capo in un modo che si riferisce alla sua struttura.

    quindi l’esperienza non è immediata, ma è legata al processo di esperienza diretta.

    Nel buddhismo questi comportamenti si riferiscono alle tendenze karmiche cristallizzate nella nostra mente, derivanti da continue esperienze la cui origine non viene compresa.

    Per sbloccarsi la persona ha bisogno di entrare in contatto con il blocco, di individuarlo e di sentirlo in relazione con una parte del suo corpo dove percepisce fastidio o dolore.

    Questa particolare esperienza consente all’implicito di divenire esplicito, grazie all’attenzione portata alla nostra consapevolezza sentita. Infatti, negli esperimenti di Gendlin i pazienti che miglioravano erano quelli in grado di contattare e di sentire il blocco facendo esperienza diretta di questo sentire attraverso la presenza mentale, mentre quelli che fallivano erano coloro che non riuscivano ad entrare e rimanere in contatto con le sensazioni e le emozioni fisiche ed emotive collegate al blocco.

    Una volta scoperta la potenzialità del focusing, Gendlin si chiese se fosse stato possibile addestrare questa facoltà per ogni persona, in alcune naturale, e studiò un metodo per insegnarlo anche ai professionisti della relazione di aiuto.

    Nel 1978 riuscì nel suo intento pubblicando negli Stati Uniti il suo libro “Focusing”, dove presentava sia alle persone del settore che al pubblico il suo metodo per insegnare questa abilità a coloro che non la usano spontaneamente, sia nella psicoterapia che in altri ambiti.