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    REIKI, MOLTO PIÙ DI UN METODO DI GUARIGIONE

    1 anno ago · · 0 comments

    REIKI, MOLTO PIÙ DI UN METODO DI GUARIGIONE

    Esistono numerose leggende che riguardano la nascita del reiki e la vita del suo fondatore Mikao Usui, anche se ultimamente si è fatta molta più chiarezza a tal proposito.

    Usui nacque in Giappone nel 1865 nella prefettura di Gifu, un’epoca in cui nel Paese del sol levante regnava ancora una rigida struttura feudataria e dove i famosi samurai circolavano liberamente per le strade armati di spade.

    La sua famiglia apparteneva al rango più alto dei samurai denominato hatamoto, gli unici che potevano disporre di proprietà terriere, inoltre il loro stemma era contrassegnato dal sole e la luna, simbolo dei Myoken bodhisattva, infatti praticavano il buddhismo Tendai.

    Usui, fin dalla tenera età, fu portato in un monastero Tendai per studiare le materie umanistiche e imparare i precetti buddhisti, dopo di che come da tradizione zen Tendai, cominciò saltuariamente a meditare nelle caverne, portando a termine numerosi cicli di ritiri della durata di 21 giorni.

    Durante uno di questi ritiri effettuati presso il monte sacro Kurama, mosso dall’immensa compassione di poter essere di beneficio per tutti gli esseri senzienti, ebbe una profonda esperienza spirituale e gli apparve nella mente un’emanazione di Avalokiteshvara (il buddha della compassione) che gli trasmise il sistema completo del reiki.

    Mikao Usui decise così di trasmettere gli insegnamenti ricevuti, che in origine erano più estesi e profondi rispetto all’attuale sistema divenuto famoso in occidente, concentrato prevalentemente sul potere di guarigione.

    Difatti all’inizio il reiki non aveva questo nome, ma soprattutto il suo scopo prioritario consisteva in un percorso spirituale completo, volto al raggiungimento della perfezione personale.

    Usui insegnava che “è nella maestria del mistero del sé, che impariamo ad avere effetto sui misteri della vita”, ovvero se siamo in grado di comprendere la nostra vera natura, allora saremo anche capaci di capire la natura reale delle cose e dell’universo intero.

    Questi insegnamenti hanno una profondità tale che non dovrebbero essere confusi con l’attuale pensiero new age, dove il reiki viene spesso scambiato per una tecnica energetico emozionale fine a sé stessa, capace di favorire l’autoguarigione nelle persone, appoggiando banalmente le mani sul corpo.

    Un altro importante insegnamento riguardava la cura interiore dell’individuo, che poteva avvenire solo attraverso la pratica della meditazione, unita a quella esteriore, che comprendeva la comprensione del karma e una corretta condotta etica, considerata la medicina spirituale per tutti i disturbi.

    Quest’ultima veniva condensata in cinque precetti fondamentali da ripetere mentalmente o verbalmente due volte al giorno, seduti in posizione gassho (a gambe incrociate).

    Il primo precetto recita “solo per oggi non ti arrabbiare” e come sappiamo la rabbia è l’emozione disturbante più deleteria che in un istante brucia anche un karma estremamente favorevole;

    il secondo precetto afferma “solo per oggi non ti preoccupare “, ovvero consiglia di andare oltre le speranze e le paure nei confronti di un futuro immaginario che non possiamo conoscere e si può riassumere con il vivere nel “qui ed ora”;

    il terzo precetto espone “solo per oggi sii umile” e lavora sull’illusione causata dall’egocentrismo, che porta a sentirci superiori agli altri;

    il quarto precetto indica “solo per oggi sii onesto nel tuo lavoro” e presuppone il rispetto verso se stessi e gli altri;

    infine il quinto precetto enuncia “solo per oggi sii compassionevole con te stesso e con gli altri” e ci ricorda lo sviluppo della bodhicitta (la compassione equanime), che è il cuore degli insegnamenti buddhisti.

    Come abbiamo potuto constatare, l’originaria pratica del reiki è chiaramente inscindibile dal dharma ed è sintetizzata in questi cinque pensieri basilari ai quali sono state integrate delle antiche tecniche energetiche di origine shintoista, in grado di adeguare questo metodo a qualsiasi tipo di studente, senza che debba per forza aderire ad alcuna fede religiosa.

    Il termine “reiki” non è stato coniato direttamente dal suo fondatore, piuttosto sembra provenire da un generale della marina giapponese di nome Hayashi (colui che trasmise per primo il reiki in occidente in una versione laica più semplificata) e pare si riferisse ai portentosi metodi di guarigione di Usui, del quale era discepolo.

    Mikao Usui definiva il suo metodo una tecnica di guarigione che opera contemporaneamente sul piano energetico (andando a riequilibrare gli scompensi nel nostro sistema energetico) e spirituale (aiutandoci a diventare parte della coscienza universale).

    Risulta abbastanza intuibile che la capacità di guarigione di ognuno, dipenda in particolar modo dal grado di realizzazione spirituale acquisito, insieme al livello di esperienza maturato sul campo, per tale motivo è consigliabile seguire un percorso spirituale profondo e dedicare più tempo possibile alla pratica del reiki.

    Nei giorni nostri ogni persona può decidere liberamente di diventare un operatore reiki, in tal caso vi consiglio di affidarvi ad un maestro scrupoloso che vi trasmetta sensazioni positive.

    Ogni master reiki ha conseguito la necessaria abilitazione per conferire ai novizi le iniziazioni e gli insegnamenti indispensabili, affinché possano a loro volta divenire dei canali in grado di trasmettere al mondo l’energia universale.

     

     

    Per ogni ulteriore informazioni potete visitare la pagina Attività del mio sito e ottenere un appuntamento attraverso il modulo contatti per il trattamento reiki o la possibilità di frequentare i corsi di attivazione alla pratica del reiki.

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      L’EQUAZIONE OLISTICA

      2 anni ago · · 0 comments

      L’EQUAZIONE OLISTICA

      Dopo essermi catapultato nell’universo olistico ed aver successivamente vissuto numerose esperienze, testato molteplici tecniche ed altrettanti operatori, mi sono fatto una personale idea di questo mondo samsarico spirituale che rientra nel macro insieme della New Age.

      Quello che ho potuto constatare è che ogni tecnica olistica possiede già di per sè un suo potenziale realizzativo e questo deriva in buona parte dal livello spirituale di chi l’ha inventata, ovvero più il maestro che l’ha ideata è avanti nel percorso e più la tecnica ha un potenziale grado di efficacia maggiore.

      Prendiamo per esempio le meditazioni del buddhismo tibetano, alcune delle quali hanno più di un millennio alle spalle di tradizione e di maestri illuminati che hanno continuato a trasmetterle ai loro discepoli fino ai giorni nostri. Ovviamente più la pratica risulta essere profonda e trasformativa, maggiore dovrà essere la comprensione del praticante per poterla realizzare e trasmettere.

      Ecco, è bene specificare che la maggior parte delle tecniche olistiche non derivano da maestri realizzati o illuminati, bensì nel migliore dei casi da sensitivi e ricercatori della verità, che solitamente non hanno dedicato gran parte della loro vita a profondi ritiri meditativi o ad una sincera ricerca introspettiva, ma si sono affidati ad intuizioni che hanno poi elaborato con anni di esperienza, oppure più semplicemente hanno scopiazzato e semplificato pratiche orientali ben più complesse per confezionarle in prodotti di business.

      Oltre al grado di efficacia della tecnica che abbiamo visto essere basilare, non di secondaria importanza vi è la preparazione, l’esperienza ed il livello di equilibrio psichico e di evoluzione spirituale raggiunto dell’operatore olistico: non di rado si trovano in giro improbabili operatori che dopo aver svolto un corso di formazione di un week end, si improvvisano a svolgere dei trattamenti senza aver mai lavorato in precedenza su se stessi, oppure nonostante anni di esperienza alle spalle mostrano squilibri mentali maggiori dei loro stessi clienti, cosa ancora peggiore.
      Personalmente in ogni trattamento che eseguo è insita la millenaria disciplina buddhista che fa parte integrante della mia vita, le cui pratiche provenendo da esseri realizzati assumono un potenziale trasformativo ancora più grande, come nel Reiki dove utilizzo il Buddha della Medicina ed il suo mantra, nella cristalloterapia dove uso un mantra di purificazione e ovviamente in “Nutri i tuoi demoni” che deriva direttamente dalla pratica buddhista del Chod, dove l’efficacia è supportata dai ritiri e della pratica buddhista che porto avanti giornalmente.
      Inoltre va detto che ogni operatore olistico possiede in partenza un bagaglio karmico di talenti e di capacità che possono essere sviluppate durante il percorso di vita e di crescita spirituale e ovviamente influiscono sull’efficacia dei trattamenti che svolgono.
      Infine tengo a sottolineare come qualsiasi trattamento risulti essere efficace solamente in proporzione alla volontà ed alla predisposizione del ricevente a voler cambiare, che è indissolubilmente connessa al legame si viene a creare con l’operatore (fiducia, grado di empatia, ascolto attivo, connessione karmica etc.).

      Per questo motivo ritengo che una buona scuola counseling possa divenire il miglior percorso integrativo per riuscire ad instaurare quel rapporto di fiducia con il cliente basato sulle qualità appena descritte, in grado di migliorare la riuscita di qualsiasi trattamento.

      Per cercare di rendere il concetto più semplice e diretto sono giunto a codificare quest’equazione:

      ET = PT LSO EA STC VR

      Dove ET rappresenta l’efficacia trattamento, PT il potenziale della tecnica dovuto al livello spirituale raggiunto dall’ideatore, LSO il livello psicospirituale raggiunto dall’operatore, EA l’esperienza acquisita dall’operatore, STC lo sviluppo dei talenti e delle capacità dell’operatore e dove VR è la volontà del ricevente, inserita appositamente per ultima poiché risulta essere la chiave di tutto, senza questo fattore nessun trattamento è in grado di funzionare.

      VIBRAZIONE, VOCALIZZAZIONI E MANTRA

      2 anni ago · · 0 comments

      VIBRAZIONE, VOCALIZZAZIONI E MANTRA

      Da sempre il suono ricopre un ruolo importante per la sensorialità umana.

      Nei testi sacri delle antiche religioni si fa spesso riferimento al potere della parola e del suono come nel caso della Bibbia o dei Veda (antichi testi sacri Indù).  Anche nelle tradizioni storiche dei popoli come gli egizi e gli indiani d’America si narrano leggende legate al potere della voce e del canto, mentre per finire vanno ricordati i mantra utilizzati nel buddhismo tibetano, vocalizzazioni vibratorie legate alle meditazioni sugli Ydam (divinità archetipiche).

      La parola parlata o cantata è dunque da sempre considerata uno mezzo che ci avvicina al divino e che può essere utilizzata in forma di preghiera come strumento di creazione e auto-guarigione, aiutandoci ad elevare il nostro stato di coscienza.

      Ogni suono che ascoltiamo, sia esso prodotto dalla voce umana, da uno strumento musicale o da un’altra sorgente, si compone infatti di specifiche vibrazioni che hanno la proprietà di espandersi in alcune particolari zone del nostro corpo grazie al principio fisico della risonanza, influenzando così il flusso delle energie vitali ed il sistema nervoso.

      La risonanza agisce in tutte le dimensioni dell’universo, dal più piccolo atomo alla galassia più grande e si manifesta su vari livelli (sonoro, elettromagnetico, nucleare e gravitazionale).

      In particolare per comprendere questo fenomeno da un punto di vista esclusivamente sonoro è nata la cimatica, una scienza che studia come i suoni influenzano l’acqua e di conseguenza come agiscono sulle cellule del corpo umano.

      È interessante citare il famoso esperimento di Masaru Emoto, il quale sottoponendo l’acqua a diverse tipologie di musiche, ha notato che si creavano in corrispondenza di ognuna dei reticoli cristallini differenti, dimostrando appunto come le frequenze e le vibrazioni possano influenzare la materia.

      Nelle meditazioni con i cristalli oltre alla visualizzazione per colore, corrispondente all’apertura dei vari chakra principali, andremo ad utilizzare simultaneamente anche la vocalizzazione vibratoria per potenziarne l’effetto e favorirne l’apertura energetica, prima di posizionare le pietre sul corpo del ricevente.

      Perché la vocalizzazione sia efficace, occorre portare la vibrazione corporea in corrispondenza della zona dove risiede il chakra sul quale vogliamo agire, di conseguenza dobbiamo ascoltarci per cercare di capire se la zona del corpo che stiamo facendo vibrare corrisponde effettivamente a quel determinato chakra, mentre stiamo visualizzando la luce agire su quel punto.

      Per la vocalizzazione è possibile utilizzare una qualsiasi vocale a disposizione senza nessun particolare problema, ma essendo di tradizione buddhista preferisco pronunciare dei mantra, che possiedono già delle energie archetipiche in grado di aumentarne il potere, poiché nel mio caso sono connesso con il rifugio nei tre gioielli (Buddha, Dharma e Sangha) e li utilizzo spesso nelle pratiche quotidiane.

      Il termine “mantra” significa in sanscrito “pensiero che libera e guarisce” e svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo della sua efficacia se recitato o cantato, abbinando così il potere del pensiero a quello del suono.

      Nella tradizione tibetana troviamo decine di mantra, ciascuno dei quali è collegato ad una particolare forma di energia illuminata come per esempio l’energia della compassione, della saggezza, della protezione etc.

      Taluni sono costituiti da singole sillabe mentre altri da molteplici sillabe, come il mantra più famoso e più pronunciato in oriente “Om Mani Peme Hum“ dove si dice che ogni sillaba agisca su una delle sei emozioni disturbanti.

      Nella lingua sanscrita ogni mantra ha un suo particolare significato, anche se non è ritenuto di fondamentale importanza, poiché viene dato maggiore rilievo alla qualità della vibrazione sonora che esso produce.

      È proprio questo aspetto che rende un mantra uno strumento universale, la cui valenza prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pronuncia.

      I CHACKRA E LA LORO FUNZIONE

      2 anni ago · · Commenti disabilitati su I CHACKRA E LA LORO FUNZIONE

      I CHACKRA E LA LORO FUNZIONE

      Per le tradizioni orientali il corpo umano è composto da molteplici livelli di energia sia fisici che “sottili”.

      Nei testi sacri buddhisti ricorre il concetto per cui ogni essere non è solamente una creatura dotata di un corpo fisico che utilizza per correre, per camminare, per mangiare e in generale per vivere.

      L’esistenza umana di conseguenza non si esaurisce in questa evidente fisicità, al contrario possiede anche un corpo sottile chiamato “corpo di vajra” (vajrakõya), regolato da flussi di energia sottile distribuiti lungo dei canali soprannominati “nadi”, al cui interno vi sono centri energetici denominati “chakra”.

      L’energia che si accumula nei chakra ci consente di avere un’attività intellettuale, emotiva e spirituale: ogni chakra ha una propria sfera d’influenza, che si estende equamente sulla struttura fisica e sulla condizione mentale e psicologica.

      La parola “chakra” ha origine da un termine sanscrito che significa ruota o vortice di energia, la cui traduzione delinea una rappresentazione chiara ed efficace di questi punti: l’immagine del vortice (pensiamo ad un mulinello attivo in un corso d’acqua) esprime in modo perfetto il carattere dinamico dei chakra, che compiono un movimento ininterrotto.

      Questi centri energetici sono in diretta connessione con determinate ghiandole del nostro sistema endocrino, quindi risultano coinvolti nella regolazione di importanti processi vitali del corpo: quando sono bloccati tutto il sistema energetico è ostacolato e il corpo umano ne risente anche a livello psicofisico.

      Fin dall’antichità ad ogni chakra viene attribuito un preciso colore dello spettro cromatico: i colori associati ad ogni centro sono molto importanti, poiché ognuno di questi possiede una propria frequenza vibrazionale e di conseguenza è in grado di sviluppare un’energia differente ed unica nel suo genere.

      È essenziale dunque, quando si lavora per sbloccare un chakra, visualizzare mentalmente il colore associato a quel determinato centro energetico.

      Per riequilibrare i chakra esistono molteplici tecniche basate sulla meditazione, sui cristalli, su esercizi e movimenti fisici, sul massaggio, sui colori e sugli aromi: tra quelle elencate la meditazione è senza dubbio la pratica più efficace.

      Una volta riequilibrati, i chakra rilasciano energia che si trasforma in potere creativo, in piacere sessuale e in potenziamento delle proprie doti naturali.