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    L’EQUAZIONE OLISTICA

    3 anni ago · · 0 comments

    L’EQUAZIONE OLISTICA

    Dopo essermi catapultato nell’universo olistico ed aver successivamente vissuto numerose esperienze, testato molteplici tecniche ed altrettanti operatori, mi sono fatto una personale idea di questo mondo samsarico spirituale che rientra nel macro insieme della New Age.

    Quello che ho potuto constatare è che ogni tecnica olistica possiede già di per sè un suo potenziale realizzativo e questo deriva in buona parte dal livello spirituale di chi l’ha inventata, ovvero più il maestro che l’ha ideata è avanti nel percorso e più la tecnica ha un potenziale grado di efficacia maggiore.

    Prendiamo per esempio le meditazioni del buddhismo tibetano, alcune delle quali hanno più di un millennio alle spalle di tradizione e di maestri illuminati che hanno continuato a trasmetterle ai loro discepoli fino ai giorni nostri. Ovviamente più la pratica risulta essere profonda e trasformativa, maggiore dovrà essere la comprensione del praticante per poterla realizzare e trasmettere.

    Ecco, è bene specificare che la maggior parte delle tecniche olistiche non derivano da maestri realizzati o illuminati, bensì nel migliore dei casi da sensitivi e ricercatori della verità, che solitamente non hanno dedicato gran parte della loro vita a profondi ritiri meditativi o ad una sincera ricerca introspettiva, ma si sono affidati ad intuizioni che hanno poi elaborato con anni di esperienza, oppure più semplicemente hanno scopiazzato e semplificato pratiche orientali ben più complesse per confezionarle in prodotti di business.

    Oltre al grado di efficacia della tecnica che abbiamo visto essere basilare, non di secondaria importanza vi è la preparazione, l’esperienza ed il livello di equilibrio psichico e di evoluzione spirituale raggiunto dell’operatore olistico: non di rado si trovano in giro improbabili operatori che dopo aver svolto un corso di formazione di un week end, si improvvisano a svolgere dei trattamenti senza aver mai lavorato in precedenza su se stessi, oppure nonostante anni di esperienza alle spalle mostrano squilibri mentali maggiori dei loro stessi clienti, cosa ancora peggiore.
    Personalmente in ogni trattamento che eseguo è insita la millenaria disciplina buddhista che fa parte integrante della mia vita, le cui pratiche provenendo da esseri realizzati assumono un potenziale trasformativo ancora più grande, come nel Reiki dove utilizzo il Buddha della Medicina ed il suo mantra, nella cristalloterapia dove uso un mantra di purificazione e ovviamente in “Nutri i tuoi demoni” che deriva direttamente dalla pratica buddhista del Chod, dove l’efficacia è supportata dai ritiri e della pratica buddhista che porto avanti giornalmente.
    Inoltre va detto che ogni operatore olistico possiede in partenza un bagaglio karmico di talenti e di capacità che possono essere sviluppate durante il percorso di vita e di crescita spirituale e ovviamente influiscono sull’efficacia dei trattamenti che svolgono.
    Infine tengo a sottolineare come qualsiasi trattamento risulti essere efficace solamente in proporzione alla volontà ed alla predisposizione del ricevente a voler cambiare, che è indissolubilmente connessa al legame si viene a creare con l’operatore (fiducia, grado di empatia, ascolto attivo, connessione karmica etc.).

    Per questo motivo ritengo che una buona scuola counseling possa divenire il miglior percorso integrativo per riuscire ad instaurare quel rapporto di fiducia con il cliente basato sulle qualità appena descritte, in grado di migliorare la riuscita di qualsiasi trattamento.

    Per cercare di rendere il concetto più semplice e diretto sono giunto a codificare quest’equazione:

    ET = PT LSO EA STC VR

    Dove ET rappresenta l’efficacia trattamento, PT il potenziale della tecnica dovuto al livello spirituale raggiunto dall’ideatore, LSO il livello psicospirituale raggiunto dall’operatore, EA l’esperienza acquisita dall’operatore, STC lo sviluppo dei talenti e delle capacità dell’operatore e dove VR è la volontà del ricevente, inserita appositamente per ultima poiché risulta essere la chiave di tutto, senza questo fattore nessun trattamento è in grado di funzionare.

    CRISTALLOTERAPIA

    3 anni ago · · 0 comments

    CRISTALLOTERAPIA

    La cristalloterapia è definita una tecnica di auto-guarigione.

    Integra la medicina ufficiale, senza però sostituirla, con lo scopo di aiutarci a raggiungere nel modo più armonico e graduale possibile il benessere psicofisico.

    I trattamenti con i cristalli ci aiutano a prendere consapevolezza della radice della malattia psicofisica fino ad estirparne la causa, in modo da farci tornare ad uno stato di equilibrio e di benessere naturale. Non può essere considerata una medicina alternativa, perché non può sostituire una terapia.

    Alla base di questa tecnica di autoguarigione ci sono i cristalli con la loro struttura cristallina, il colore e la formazione litogenetica. Sono tutti elementi che rendono unica la pietra e completamente differente da tutte le altre.
    Non si tratta quindi solamente di cromoterapia, ma è una fusione di più fattori a rendere queste gemme della terra tanto preziose per il nostro benessere psicofisico.

    Tutti i cristalli hanno una peculiare energia vitale che viene trasmessa e rilasciata a chi li tocca o li indossa. Anche il nostro corpo e tutto l’universo sono composti da energia, infatti intorno a noi si estende un corpo sottile di energia chiamato aura e ogni disturbo che avvertiamo, prima di manifestarsi a livello fisico è presente nel nostro campo aurico.

    La cristalloterapia è una tipologia di trattamento energetico con la quale pietre dure e cristalli influenzano la nostra aura, andando a rimuovere blocchi energetici che potrebbero scendere a livello fisico e creare disturbi più o meno gravi.

    Quando nell’aura o nei chakra vi è un blocco energetico, ecco che a breve si presenta un problema, ovvero un malessere o una malattia: i blocchi sono spesso causati da ritmi di vita troppo veloci, esperienze traumatiche, stress, inquinamento ambientale, cattiva alimentazione o una respirazione scorretta.
    Rintracciando la radice del problema e rimuovendo la causa del blocco energetico è possibile agire in maniera diretta eliminando completamente l’ostacolo.

    Per poter fare questo ci serviamo, insieme all’energia dei cristalli, anche di alcune tecniche di meditazione come la presenza sul corpo emozionale, insieme ad una serie di visualizzazioni attive.

     

    MEDITAZIONE “NUTRI I TUOI DEMONI”

    3 anni ago · · 0 comments

    MEDITAZIONE “NUTRI I TUOI DEMONI”

    Lama Tsultrim Allione è un’esperta praticante buddhista, nonché una scrittrice famosa, che risiede attualmente negli Stati Uniti d’America dove gestisce l’importante centro buddhista di nome Tara Mandala.

    Nel libro “Nutri i tuoi demoni” ci insegna una tecnica di counseling che ha origine da una singolare pratica buddhista denominata “Chöd”, che in tibetano significa “recidere”, ovvero quello che nella meditazione ci si prefigge di tagliare è in realtà l’attaccamento al nostro ego.

    I demoni, chiamati anche “maras” in sanscrito, non vengono identificati come degli spiriti assetati di sangue pronti ad assalirci nell’oscurità della notte, piuttosto sono considerati come delle insidie emotive o delle tendenze oscuranti presenti all’interno della nostra stessa mente.

    Si tratta infatti di forme di energia che sperimentiamo ogni giorno come per esempio la paura, le malattie, la depressione, l’ansia, i traumi, le difficoltà relazionali, o la dipendenza.

    Nella pratica di “Nutri i tuoi demoni” Tsultrim Allione ci illustra come questi nostri demoni possono venire nutriti, invece che combattuti, contraddicendo l’approccio convenzionale di scontrarci contro qualsiasi cosa ci crei fastidio o avversione. Scopriamo quindi la possibilità di poterli integrare e trasformare efficacemente nella nostra mente, senza dover disperdere tutta quell’energia che i nostri conflitti interni ci causano ogni giorno.

    Il metodo di dare forma a queste forze interiori che drenano la nostra energia creandoci numerosi blocchi e di nutrirle, piuttosto che lottare contro di esse, è stato inventato originariamente nell’undicesimo secolo da una maestra buddhista realizzata di nome Machig Labdrön (1055-1145).

    Questa pratica spirituale, chiamata successivamente chöd ha generato nei secoli successivi risultati sorprendenti, tali da divenire estremamente popolare in tutto il Tibet e nelle regioni limitrofe.

    La strategia rivoluzionaria di Machig per risolvere i conflitti si è dimostrata vincente, poichè conduce ogni persona verso la propria pace interiore, mediante l’integrazione psicologica dei propri “demoni” trasformandoli in “alleati”.

    Il metodo sviluppato da Tsultrim Allione non è altro che una versione semplificata basata sui principi del chöd ed adattata ad una visione archetipica occidentale.

    FOCUSING

    3 anni ago · · Commenti disabilitati su FOCUSING

    FOCUSING

    Il focusing è una tecnica che utilizzo spesso in diverse meditazioni e nella maggior parte dei trattamenti con i cristalli, seppur in maniera più semplificata.

    Questo metodo rientra nell’ambito dell’approccio centrato sulla persona, quindi nella terza forza della psicologia ed è stato in grado di influenzare moltissimo l’approccio transpersonale che si inserisce all’interno della psicologia e del counseling nelle pratiche contemplative e di meditazione.

    Il focusing è stato ideato da Eugene T. Gendlin, allievo e per anni collaboratore di Carl Rogers.

    Negli anni sessanta Gendlin sviluppò una lunga e meticolosa ricerca chiedendosi il motivo per il quale alcune persone traggono beneficio dalla psicoterapia ed altre no.

    Analizzando con metodo scientifico un numero davvero elevato di casi, trattati secondo i più diversi orientamenti, Gendlin confermò la visione centrale di Rogers secondo cui “il rilassamento delle regole direttive” era fondamentale (infatti si parla di intervento non direttivo, o parzialmente non direttivo).

    Il terapeuta non dirige il processo, aggiungendo però che ciò è importante al fine di consentire al cliente di ristabilire la relazione con il proprio processo di esperienza.

    Quindi i criteri fondamentali che diventarono poi la base del counseling quali l’empatia, la congruenza e l’ascolto incondizionato, sostiene Gendlin, non sono la causa principale della crescita del cliente, tuttavia i loro opposti ovvero l’incomprensione, l’incongruenza e la non accettazione ne ostacolano di sicuro l’esito.

    Da questa prospettiva il lavoro del counselor ha insito l’obiettivo di evitare di bloccare il cliente, con lo scopo di riuscire ad accompagnarlo ad entrare in contatto con la propria complessità esperienziale.

    Per Gendlin una psicoterapia o un counseling sono efficaci quando il processo che era bloccato riprende a fluire. Qui c’è la sostanziale differenza tra l’intervento direttivo e non direttivo transpersonale di counseling: quest’ultimo non agisce nulla, piuttosto rimuove i blocchi che impediscono il ricominciare a fluire dell’azione spontanea e naturale.

    Possiamo restare bloccati e non essere consapevoli di cosa sentiamo proprio adesso e invece di rispondere alla situazione in tutta la sua complessità, rispondiamo in un modo legato alla struttura.

    ad es. una persona può reagire al comportamento del proprio capo allo stesso modo in cui reagirebbe a chiunque percepito come autorità, in questa maniera fa esperienza del suo capo in un modo che si riferisce alla sua struttura.

    quindi l’esperienza non è immediata, ma è legata al processo di esperienza diretta.

    Nel buddhismo questi comportamenti si riferiscono alle tendenze karmiche cristallizzate nella nostra mente, derivanti da continue esperienze la cui origine non viene compresa.

    Per sbloccarsi la persona ha bisogno di entrare in contatto con il blocco, di individuarlo e di sentirlo in relazione con una parte del suo corpo dove percepisce fastidio o dolore.

    Questa particolare esperienza consente all’implicito di divenire esplicito, grazie all’attenzione portata alla nostra consapevolezza sentita. Infatti, negli esperimenti di Gendlin i pazienti che miglioravano erano quelli in grado di contattare e di sentire il blocco facendo esperienza diretta di questo sentire attraverso la presenza mentale, mentre quelli che fallivano erano coloro che non riuscivano ad entrare e rimanere in contatto con le sensazioni e le emozioni fisiche ed emotive collegate al blocco.

    Una volta scoperta la potenzialità del focusing, Gendlin si chiese se fosse stato possibile addestrare questa facoltà per ogni persona, in alcune naturale, e studiò un metodo per insegnarlo anche ai professionisti della relazione di aiuto.

    Nel 1978 riuscì nel suo intento pubblicando negli Stati Uniti il suo libro “Focusing”, dove presentava sia alle persone del settore che al pubblico il suo metodo per insegnare questa abilità a coloro che non la usano spontaneamente, sia nella psicoterapia che in altri ambiti.