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    VIBRAZIONE, VOCALIZZAZIONI E MANTRA

    3 anni ago · · 0 comments

    VIBRAZIONE, VOCALIZZAZIONI E MANTRA

    Da sempre il suono ricopre un ruolo importante per la sensorialità umana.

    Nei testi sacri delle antiche religioni si fa spesso riferimento al potere della parola e del suono come nel caso della Bibbia o dei Veda (antichi testi sacri Indù).  Anche nelle tradizioni storiche dei popoli come gli egizi e gli indiani d’America si narrano leggende legate al potere della voce e del canto, mentre per finire vanno ricordati i mantra utilizzati nel buddhismo tibetano, vocalizzazioni vibratorie legate alle meditazioni sugli Ydam (divinità archetipiche).

    La parola parlata o cantata è dunque da sempre considerata uno mezzo che ci avvicina al divino e che può essere utilizzata in forma di preghiera come strumento di creazione e auto-guarigione, aiutandoci ad elevare il nostro stato di coscienza.

    Ogni suono che ascoltiamo, sia esso prodotto dalla voce umana, da uno strumento musicale o da un’altra sorgente, si compone infatti di specifiche vibrazioni che hanno la proprietà di espandersi in alcune particolari zone del nostro corpo grazie al principio fisico della risonanza, influenzando così il flusso delle energie vitali ed il sistema nervoso.

    La risonanza agisce in tutte le dimensioni dell’universo, dal più piccolo atomo alla galassia più grande e si manifesta su vari livelli (sonoro, elettromagnetico, nucleare e gravitazionale).

    In particolare per comprendere questo fenomeno da un punto di vista esclusivamente sonoro è nata la cimatica, una scienza che studia come i suoni influenzano l’acqua e di conseguenza come agiscono sulle cellule del corpo umano.

    È interessante citare il famoso esperimento di Masaru Emoto, il quale sottoponendo l’acqua a diverse tipologie di musiche, ha notato che si creavano in corrispondenza di ognuna dei reticoli cristallini differenti, dimostrando appunto come le frequenze e le vibrazioni possano influenzare la materia.

    Nelle meditazioni con i cristalli oltre alla visualizzazione per colore, corrispondente all’apertura dei vari chakra principali, andremo ad utilizzare simultaneamente anche la vocalizzazione vibratoria per potenziarne l’effetto e favorirne l’apertura energetica, prima di posizionare le pietre sul corpo del ricevente.

    Perché la vocalizzazione sia efficace, occorre portare la vibrazione corporea in corrispondenza della zona dove risiede il chakra sul quale vogliamo agire, di conseguenza dobbiamo ascoltarci per cercare di capire se la zona del corpo che stiamo facendo vibrare corrisponde effettivamente a quel determinato chakra, mentre stiamo visualizzando la luce agire su quel punto.

    Per la vocalizzazione è possibile utilizzare una qualsiasi vocale a disposizione senza nessun particolare problema, ma essendo di tradizione buddhista preferisco pronunciare dei mantra, che possiedono già delle energie archetipiche in grado di aumentarne il potere, poiché nel mio caso sono connesso con il rifugio nei tre gioielli (Buddha, Dharma e Sangha) e li utilizzo spesso nelle pratiche quotidiane.

    Il termine “mantra” significa in sanscrito “pensiero che libera e guarisce” e svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo della sua efficacia se recitato o cantato, abbinando così il potere del pensiero a quello del suono.

    Nella tradizione tibetana troviamo decine di mantra, ciascuno dei quali è collegato ad una particolare forma di energia illuminata come per esempio l’energia della compassione, della saggezza, della protezione etc.

    Taluni sono costituiti da singole sillabe mentre altri da molteplici sillabe, come il mantra più famoso e più pronunciato in oriente “Om Mani Peme Hum“ dove si dice che ogni sillaba agisca su una delle sei emozioni disturbanti.

    Nella lingua sanscrita ogni mantra ha un suo particolare significato, anche se non è ritenuto di fondamentale importanza, poiché viene dato maggiore rilievo alla qualità della vibrazione sonora che esso produce.

    È proprio questo aspetto che rende un mantra uno strumento universale, la cui valenza prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pronuncia.

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    Matteo Ferrarini

    Matteo Ferrarini

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