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    Coronavirus e Buddhismo

    6 anni ago · · 0 comments

    Coronavirus e Buddhismo

    Nessuno se lo sarebbe mai aspettato, in pochi si preoccupavano che il temibile Coronavirus sarebbe potuto esplodere in Italia con tale rapidità, d’altronde il focolaio dell’epidemia era una minaccia troppo lontana per poterci spaventare sul serio.

    Ogni persona era completamente assorbita dalla caotica e folle routine settimanale, intenta a correre all’interno del perfetto ingranaggio consumistico imposto dalla società moderna, o perlomeno così sembrava, finchè il meccanismo non si è bloccato in modo violento e repentino.

    All’improvviso tutto si è fermato e abbiamo dovuto interrompere da un giorno all’altro tutte quelle attività abitudinarie che ci sembravano fondamentali, ma soprattutto siamo stati costretti a rallentare e dover riflettere sull’importanza del valore della vita e su ciò che ci rende davvero felici, perché non abbiamo mai avuto tempo in questi anni per fermarci e meditare sui temi profondi e veramente importanti dell’esistenza.

    In effetti il rispetto e l’importanza della vita di ogni persona e più in generale di ogni essere, sono davvero l’aspetto più prezioso dell’esistenza stessa, non a caso anche nel buddhismo tibetano nel primo pensiero fondamentale si parla della “preziosa vita umana”, che viene considerata “preziosa” proprio perchè risulta molto difficile da ottenere e tanto facile da perdere.

    Negli insegnamenti buddhisti si parla di sei reami samsarici nei quali poter rinascere, tre inferiori dove alberga uno stato di notevole sofferenza (come il mondo animale) e tre superiori dove invece prevale uno stato di relativa felicità (come quello umano).

    Purtroppo nei regni inferiori l’eccessivo stato di sofferenza ottenebra la possibilità di raggiungere un’alta realizzazione spirituale, mentre in quelli più elevati (come nei reami divini) vi è uno stato di benessere talmente abbondante da indurre una modesta motivazione a svilupparsi ulteriormente.

    Per tali motivazioni il regno umano è considerato il più adatto per poter raggiungere l’illuminazione, poiché la vita umana risulta essere tra le più brevi e permette di sperimentare stati alternati di felicità e di sofferenza, che spingono gli esseri ad avere una forte motivazione nel ricercare la realizzazione Ultima.

    L’illuminazione non è altro che il culmine della realizzazione del principio cosciente presente in ogni essere vivente e corrisponde al raggiungimento della felicità illimitata.

    Ognuno di noi ha il desiderio innato di ricercare la felicità, tuttavia la società ci ha abituato fin dalla tenera età a farlo nel modo sbagliato, convincendoci che la si può trovare solamente soddisfacendo ogni desiderio materiale ed estetico, puntando sulla salute e sull’efficienza fisica, senza pensare che tutto ha un’origine mentale e così abbiamo trascorso la maggior parte del nostro tempo concentrati su noi stessi, ad inseguire fantomatici bisogni colmi di aspettative nei confronti della vita, incapaci di goderci a pieno i momenti di gioia che ci regalava.

    Per quanto mi riguarda, il mio percorso spirituale è nato proprio da un momento di riflessione diventato poi ridondante nella testa che mi proiettava verso un’ipotetica età anziana. Mi chiedevo che senso potesse avere la mia esistenza di fronte ad una morte imminente, avendo trascorso un’intera vita ripetitiva ed insignificante, volta esclusivamente all’appagamento personale di necessità effimere, ricca di abitudini insipide ed è proprio questo pensiero che ha originato un cambiamento radicale, sfociato successivamente in un nuovo progetto di vita saggio ed appagante.

    La riflessione sull’impermanenza della vita e l’oggettiva consapevolezza che abbia una breve durata, è il tema portante del secondo pensiero fondamentale del buddhismo tibetano.

    Purtroppo non conosciamo quanti giorni di piena salute abbiamo ancora a disposizione.

    Il Coronavirus ci ha dimostrato quanto siamo fragili e come da un momento all’altro le cose possano cambiare repentinamente.

    Per tale motivo dovremmo cercare di non perdere altro tempo, utilizzando tutte le nostre risorse per indirizzare la nostra mente e la nostra esistenza verso una reale ricerca della felicità, che come abbiamo compreso non dipende dalle circostanze e dagli eventi esterni, bensì dal nostro stato interiore e dalle reazioni che emergono come specchio a tutto ciò che ci accade (differenti e di diversa intensità da persona a persona).

    Ora non ci resta che capire come poter indirizzare la nostra vita verso un cammino luminoso e di conseguenza comprendere le cause che conducono all’essenza della gioia.

    L’attuale stato d’emergenza nel nostro Paese ha contribuito a far riemergere importanti valori dimenticati e calpestati da tempo. Abbiamo potuto constatare diversi esempi di solidarietà e moltissime azioni dettate dalla bontà d’animo, come l’estenuante lavoro del personale sanitario, le numerose iniziative gratuite e le molteplici donazioni, uno specchio dell’amore illuminato. Questo tipo di compassione che abbraccia tutti gli esseri in modo indiscriminato e che non contiene nessun tipo di attaccamento,questa nel buddhismo è bodhicitta. 

    E’ proprio questo amore equanime che dovremmo cercare di sviluppare ai fini dell’ottenimento della felicità ultima.

    Essa consiste nella comprensione che ogni azione negativa fatta o subita è dettata da un momentaneo stato confuso di sofferenza mentale, pertanto non dovremmo prendere come un affronto personale i vari comportamenti dannosi perpetrati nei nostri confronti da altri, come invece spesso accade. In questo modo risulterebbe anche più semplice riuscire a perdonare il prossimo, condannando il gesto senza entrare nel giudizio della persona, oppure perdonare sé stessi, capendo che in quel momento non eravamo abbastanza lucidi per comportarci diversamente.

    Lo sviluppo della bodhicitta (come anche della chiarezza mentale) non lo si può ottenere mediante una comprensione esclusivamente razionale ed intellettuale, come ci ha insegnato il metodo occidentale, ovvero attraverso la lettura e lo studio. 
    Il Buddha ci suggerisce che l’unica possibilità per accrescere queste qualità risiede in una compenetrazione esperienziale, il cui unico mezzo efficace consiste nella meditazione.

    Quest’ultima è un metodo davvero potente per poter osservare la nostra mente, comprenderne le tendenze, sviluppare i talenti e le qualità nascoste, ma soprattutto è indispensabile per poter scoprire la nostra vera natura Ultima che è sempre presente, tuttavia risulta celata sotto innumerevoli veli karmici.

    La riflessione sul karma, ovvero la legge di causa ed effetto, è anche il tema del terzo pensiero fondamentale del buddhismo tibetano e credo che sia l’argomento più complesso da affrontare e da assimilare, tuttavia la sua comprensione risulta essere necessaria ai fini di poter sviluppare una condotta etica significativa, volta al raggiungimento di una felicità reale.

    Il Buddha enunciando il principio di interdipendenza dei fenomeni, ci spiega che l’intero universo è interconnesso, di conseguenza non vi è nessuna cosa esistente di per sé, ma piuttosto ogni fenomeno ha origine in risposta a determinate cause e condizioni.

     

    Nel caso dell’origine e della diffusione del Coronavirus, per esempio, si possono intravedere diversi fattori causali quali i numerosi esperimenti genetici perpetrati nel tempo dall’uomo, la globalizzazione, l’elevato numero di persone che popolano la nostra Terra, la mancanza di anticorpi e di un vaccino efficace etc. mentre gli effetti devastanti sono tuttora sotto la luce dei nostri occhi.

    Analogamente, anche quello che accade a ognuno di noi ha origine in cause da ricercarsi nelle azioni compiute nel passato, che a loro volta producono degli effetti futuri concatenati.

    Un gesto positivo porterà ad un esito di natura positiva e di conseguenza ad un’esperienza di felicità. Al contrario, un’azione negativa avrà inevitabilmente una conseguenza dolorosa che causerà uno stato di sofferenza.

    A questo punto risulta evidente che se vogliamo sperimentare stati di gioia via via crescenti dobbiamo sviluppare la capacità di rinforzare i pensieri e i comportamenti virtuosi, cercando al contempo di evitare idee ed azioni negative.

    L’abitudine a osservare la nostra mente attraverso una pratica meditativa quotidiana, aumenta la presenza e facilita la comprensione delle tendenze disturbanti annidate in ognuno, favorendo così una maggiore libertà d’azione e un graduale miglioramento del karma.

    Possiamo dunque affermare che la meditazione è un vaccino infallibile per debellare il terribile virus della sofferenza!

    La riflessione sulla sofferenza di tutti gli esseri vincolati nel samsara, è anche il quarto pensiero fondamentale del buddhismo tibetano.

    Il Buddha ci insegna che il ciclo dell’esistenza condizionata possiede una matrice illusoria, ma è percepito come reale dalla mente di ogni essere, poiché risulta dipendere dalla legge di causa ed effetto.

    Fintatoché non riusciremo a liberarci dal nostro karma individuale, saremo inevitabilmente costretti a sperimentare continui stati di dolore, come nascite, malattie, vecchiaie e morti all’infinito. Riuscire a capire che qualsiasi esperienza vissuta nel samsara ci porta inevitabilmente a sperimentare patimenti, fa sorgere in noi ulteriori motivazioni e una maggiore determinazione per cercare di raggiungere l’illuminazione, ovvero l’estinzione definitiva della sofferenza mentale e fisica.

    Per arrivare ad ottenere la realizzazione Ultima, il Buddha ci illustra nell’ultima Nobile Verità l’unica medicina infallibile, ovvero il Nobile ottuplice sentiero che consiste nel praticare in modo disciplinato otto fattori indispensabili quali la retta visione, la retta intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale e la retta concentrazione, che per ragioni di tempo e complessità preferisco non esporre in questo articolo.

    In concusione vi invito a questa importante riflessione, ovvero che se ci troviamo sul pianeta Terra, se siamo nati in Italia, magari in una determinata città, da una particolare famiglia e stiamo vivendo questa difficile situazione a causa del Coronavirus, dipende esclusivamente dalle condizioni karmiche che abbiamo maturato.

    Anche se per alcuni potrebbe essere un duro colpo cominciare a prendersi le proprie responsabilità, senza poter incolpare più gli altri delle disgrazie che le capitano, ritengo che sia l’unico modo per cominciare con il piede giusto un percorso spirituale sincero.

     

     

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    Matteo Ferrarini Counselor 

    Buddhismo Mantova – Gruppo Milarepa

    VIBRAZIONE, VOCALIZZAZIONI E MANTRA

    7 anni ago · · 0 comments

    VIBRAZIONE, VOCALIZZAZIONI E MANTRA

    Da sempre il suono ricopre un ruolo importante per la sensorialità umana.

    Nei testi sacri delle antiche religioni si fa spesso riferimento al potere della parola e del suono come nel caso della Bibbia o dei Veda (antichi testi sacri Indù).  Anche nelle tradizioni storiche dei popoli come gli egizi e gli indiani d’America si narrano leggende legate al potere della voce e del canto, mentre per finire vanno ricordati i mantra utilizzati nel buddhismo tibetano, vocalizzazioni vibratorie legate alle meditazioni sugli Ydam (divinità archetipiche).

    La parola parlata o cantata è dunque da sempre considerata uno mezzo che ci avvicina al divino e che può essere utilizzata in forma di preghiera come strumento di creazione e auto-guarigione, aiutandoci ad elevare il nostro stato di coscienza.

    Ogni suono che ascoltiamo, sia esso prodotto dalla voce umana, da uno strumento musicale o da un’altra sorgente, si compone infatti di specifiche vibrazioni che hanno la proprietà di espandersi in alcune particolari zone del nostro corpo grazie al principio fisico della risonanza, influenzando così il flusso delle energie vitali ed il sistema nervoso.

    La risonanza agisce in tutte le dimensioni dell’universo, dal più piccolo atomo alla galassia più grande e si manifesta su vari livelli (sonoro, elettromagnetico, nucleare e gravitazionale).

    In particolare per comprendere questo fenomeno da un punto di vista esclusivamente sonoro è nata la cimatica, una scienza che studia come i suoni influenzano l’acqua e di conseguenza come agiscono sulle cellule del corpo umano.

    È interessante citare il famoso esperimento di Masaru Emoto, il quale sottoponendo l’acqua a diverse tipologie di musiche, ha notato che si creavano in corrispondenza di ognuna dei reticoli cristallini differenti, dimostrando appunto come le frequenze e le vibrazioni possano influenzare la materia.

    Nelle meditazioni con i cristalli oltre alla visualizzazione per colore, corrispondente all’apertura dei vari chakra principali, andremo ad utilizzare simultaneamente anche la vocalizzazione vibratoria per potenziarne l’effetto e favorirne l’apertura energetica, prima di posizionare le pietre sul corpo del ricevente.

    Perché la vocalizzazione sia efficace, occorre portare la vibrazione corporea in corrispondenza della zona dove risiede il chakra sul quale vogliamo agire, di conseguenza dobbiamo ascoltarci per cercare di capire se la zona del corpo che stiamo facendo vibrare corrisponde effettivamente a quel determinato chakra, mentre stiamo visualizzando la luce agire su quel punto.

    Per la vocalizzazione è possibile utilizzare una qualsiasi vocale a disposizione senza nessun particolare problema, ma essendo di tradizione buddhista preferisco pronunciare dei mantra, che possiedono già delle energie archetipiche in grado di aumentarne il potere, poiché nel mio caso sono connesso con il rifugio nei tre gioielli (Buddha, Dharma e Sangha) e li utilizzo spesso nelle pratiche quotidiane.

    Il termine “mantra” significa in sanscrito “pensiero che libera e guarisce” e svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo della sua efficacia se recitato o cantato, abbinando così il potere del pensiero a quello del suono.

    Nella tradizione tibetana troviamo decine di mantra, ciascuno dei quali è collegato ad una particolare forma di energia illuminata come per esempio l’energia della compassione, della saggezza, della protezione etc.

    Taluni sono costituiti da singole sillabe mentre altri da molteplici sillabe, come il mantra più famoso e più pronunciato in oriente “Om Mani Peme Hum“ dove si dice che ogni sillaba agisca su una delle sei emozioni disturbanti.

    Nella lingua sanscrita ogni mantra ha un suo particolare significato, anche se non è ritenuto di fondamentale importanza, poiché viene dato maggiore rilievo alla qualità della vibrazione sonora che esso produce.

    È proprio questo aspetto che rende un mantra uno strumento universale, la cui valenza prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pronuncia.

    LA MEDITAZIONE

    7 anni ago · · 0 comments

    LA MEDITAZIONE

    Nonostante la sua popolarità pochi sanno veramente cosa sia la meditazione: innanzitutto partiamo ad analizzare il significato della parola che deriva dal latino “meditatio”, ovvero “riflessione”.

    Alcuni credono che la meditazione sia concentrarsi mentalmente su qualche cosa, altri pensano che meditare corrisponda a proiettare immagini mentali che diano pace e serenità.

    In realtà la meditazione è uno stato di profonda pace che si raggiunge quando la mente si acquieta pur rimanendo completamente vigile e per ottenerlo si ricorre a diverse tecniche di concentrazione su diversi oggetti, sia fisici che mentali.

    Come abbiamo detto, la meditazione è uno stato di consapevolezza senza pensieri: non si fa la meditazione, si è in meditazione.

    Si può stare in meditazione anche esprimendo la propria gioia in una attività creativa piuttosto che rimanendo fermi nella posa del loto sulla cima di una montagna. La vera meditazione porta ad uno stato di pace profonda, in cui la mente è calma, silenziosa ma vigile e presente.

    Questo stato di consapevolezza senza pensieri non può essere ottenuto tramite uno sforzo mentale: in tal modo, infatti, useremmo la mente per fermare la mente stessa, cosa tra l’altro impossibile.

    Lo stato di consapevolezza senza pensieri si realizza, invece, quando si crea dentro di noi uno stato di benessere generale che acquieta tutti i nostri umori e tensioni.
    La meditazione è anche un metodo per conoscersi a fondo e lavorare con sé stessi: le maggiori religioni del mondo, molte psicologie moderne occidentali e culture orientali o altre discipline umanistiche usano diverse forme di meditazione e riflessione sulla vita interiore.

    La meditazione può essere usata come una semplice tecnica di rilassamento o come un mezzo profondo per la crescita della consapevolezza e della spiritualità quindi come una forma di cura di sé.

    Le differenze fra le tecniche meditative esistenti e gli scopi della meditazione sono davvero molte, quelle che presenterò nei capitoli a seguire sono da collocarsi sia nei metodi per l’ottenimento di un miglior equilibrio psicofisico ma anche da utilizzare nell’ottica di un percorso evolutivo a livello psicospirituale.

    MEDITAZIONE SUL BAMBINO INTERIORE

    7 anni ago · · 0 comments

    MEDITAZIONE SUL BAMBINO INTERIORE

    Lavorare con il bambino interiore significa affrontare le problematiche irrisolte che sono in relazione con la nostra infanzia e di conseguenza anche con i problemi legati alla figura paterna e materna.

    La moderna psicologia transpersonale sostiene che risolvere completamente tutti i conflitti con i nostri genitori ci porterebbe alla realizzazione completa come esseri spirituali ed è perciò un approccio riconosciuto ed utilizzato ampliamente nella panoramica dei trattamenti, addirittura in alcuni casi può rappresentare un punto di partenza nel lavoro con un nuovo cliente.

    In particolare, quando si pratica il trattamento con le calciti, che ricordo essere collegate con il tema della spontaneità, è possibile indirizzare il cliente a lavorare proprio col bambino interiore.

    La meditazione con le calciti smuove un’energia molto potente e prevede il posizionamento delle stesse su tutti gli 8 chakra a seconda del colore differente richiesto del vortice di energia corrispondente.

    Esistono calciti di tutti i colori tranne quella viola, molto rara, in quel caso consiglio di utilizzare un’ametista sul terzo occhio, o un cristallo con caratteristiche similari.

    Per quanto riguarda il chakra della corona è possibile posizionare una calcite bianca anche se è preferibile utilizzare lo spato d’Islanda, un tipo di calcite trasparente, come anche per i due chakra all’interno delle mani. Per potenziare l’effetto delle calciti è sempre possibile affiancare un quarzo ialino per ogni chakra, anche se va detto che per un primo trattamento è sconsigliabile accostare dei quarzi, a meno che il cliente sia in difficoltà a lasciarsi andare e faccia fatica a visualizzare o sentire.

    Il richiamo al “Bambino Interiore” è un esercizio nel quale si è consapevoli di lavorare su qualcosa di immaginario: è una rappresentazione interna ed inconscia che ci riporta all’infanzia, che ci ricollega alla spensieratezza, alla giocosità ed alle figure protettive dei nostri genitori.

    Per lavorare con il bambino Interiore viene chiesto al cliente di visualizzare un bambino; una volta entrato nella visualizzazione, lo si interroga su questa figura, gli si chiede di interagire con essa, scambiandosi anche abbracci ed emozioni, utilizzando il potere della visualizzazione attiva.

    L’obiettivo di questo lavoro è che il cliente, attraverso la rappresentazione di sé stesso come bambino riesca ad entrare in contatto con le proprie emozioni legate alle problematiche vissute nell’infanzia, in modo da riviverle e trasformarle anche grazie alla sua nuova condizione matura di adulto indipendente, facilitato dalle qualità e dall’esperienza del counselor transpersonale.